FESTIVAL INTERNAZIONALE CINEMA E VIDEO “DEL SORDO”
di Marco Lué
 

Per organizzare, la prima volta in Italia, il «Festival Internazionale di Cinema e Video “del Sordo”» c’è voluta l’inossidabile forza di volontà del “Clan Merlini”, una famiglia milanese, solo un componente sordo, che ha fatto del Teatro e del Cinema una ragione esistenziale per assecondare la passione scenica di Alessandro, il quale sa ipotizzare la sua sordità come pregio artistico, e pertanto sua sorella, Paola e la loro madre, Lidia,  si sono calate nella parte di produttori cinematografici e teatrali, ottenendo a loro volta l’apporto spontaneo ad organizzare il Festival internazionale, con l’incoraggiamento a metterlo in atto da parte della Sezione Provinciale ENS di Milano, e a ruota di tutto lo staff di cui sa disporre, all’occorrenza, la Compagnia Teatrale “Senza Parole”, che è stata la prima suggeritrice e la proponente di quell’evento cinematografico sopranazionale.
Il Festival ha avuto luogo a Milano, presso l’Auditorium “Don Bosco” di Via Melchiorre Gioia, venerdì e sabato 20 e 21 ottobre 2006, con un prologo inaugurale, riservato ai partecipanti, tenutosi la sera di giovedì 19, presso la nuova «
Sala Ridolfi» dell’Ente Nazionale Sordi di Milano, per la presentazione ufficiale della rassegna cinematografica internazionale, tramite una conferenza stampa e l’intervento di alcune personalità del Cinema, tra cui l’attore Edoardo Costa, ormai noto tra i sordi di Milano, essendo un personaggio che sa farsi capire anche con approcci di Lingua dei Segni, e poi il Festival è stato consolidato, nella serata conclusiva, con un epilogo di gala protrattosi sino all’alba di domenica 22 ottobre.

 
Apertura del Festival
Per l’apertura della rassegna cinematografica, venerdì 20 ottobre, la conduzione scenica è stata affidata a due giovani sordi, Giovanni Dollorenzo e Chiara Di Monte, con notevoli doti comunicative e di intrattenimento “globale” in Lingua dei Segni universale.
Un balletto, appena spente le luci in sala ed acceso il palcoscenico, ha quindi dato il “Benvenuti!” al pubblico e da subito avvinto la visuale degli spettatori, incantati dalle quattro avvenenti ragazze del Corpo di ballo, Gabriela Danci, Maria e Giovanna Cavallaro e Stefany Hulguin, le quali hanno simpaticamente imbranato l’improvvisato presentatore, Pietro Masella.
I conduttori di scena, dopo aver presentato i tre maggiori fautori di quel Festival –
Alessandro Merlini come attore protagonista, Antonio De Pieri come iniziatore della “Senza Parole” e Virginio Castelnuovo come presidente dell’ENS Provinciale – hanno quindi dato il “Via!” al programma cinematografico con il primo “no stop!” di quattro filmati, di cui uno della Germania – “The last deaf” - e tre italiani: “Garbage, without food” di Torino, “La strana somiglianza”, da  Piacenza e “La vita di Felice”, di Bologna. Dopo l’intervallo, sono stati proiettati in successione altri filmati: “Roaring girl productions”, Inghilterra, “Palla preziosa”, del “Magarotto” di Padova,  “Deaf patients in the hospital”, dalla Germania e “Io e il mio amico Nike” da Ippocampus Ciak di Milano, cui è seguita la serie di altri cinque filmati, “Auto-film”, dalla Francia, Risveglio, da Como, Non ti vedo, non ti rispondo, da Arezzo, Wild west, dalla Slovenia e “GT” di produzione dei sordi di Bologna.
Sabato 21 ottobre sono stati proiettati otto filmati al mattino:
Charlie’s Angels Deaf Girls, del gruppo di Bologna, Sacrificio ecologico, dalla Spagna, Spazio 1999, da Udine, Qualcosa è cambiato, da Milano, A deaf person guide to the sound sensitive, Inghilterra, The premotion, da Piacenza,  Un altro mondo, da Bologna e The Jam, dalla Germania. Il Festival cinematografico 9ha poi concluso la rassegna, nel pomeriggio di sabato, con altre sei pellicole: Luogo giusto, stanza sbagliata, da Piacenza, Pinky tells the real story VRL, da USA, Qualcosa è cambiato, da Milano, Deaf Media, da Padova, The news creature can signs, dalla Slovenia e per ultimo Sala operatoria, da Lecce.
 
Conclusione e premiazione
La premiazione è stata condotta dalla giuria composta da due critici italiani, udenti, del settore cinematografico e da due sordi stranieri, un francese e uno svedese.. 
Il Festival ha evidenziato la bravura dei sordi stranieri nel settore cinematografico, essi, infatti, il film "Nectar" si è aggiudicato ben tre premi e quello per la “miglior attrice” assegnato a Cristina Boncompagni, di Bergamo, premiata per la sua interpretazione nel film “Risveglio”. 
Ecco come sono stati assegnati i premi:
 

·        Migliore cortometraggio - Nectar (Inghilterra), con questa motivazione: «Ci restituisce il senso della spensieratezza e vivibilità di un tempo irripetibile. Un film ricco di contenuti, concreto e commovente, in cui vincono l’amore per una donna, per la Lingua dei Segni e soprattutto il coraggio di superare un’eterna solitudine».
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        Miglior regia – Liz Crow (Inghilterra) per il film Nectar, con la motivazione: «La vibrante umanità e la poesia, con cui riesce ad evocare ambienti e suggestioni. La sobria e nel contempo intensa capacità di racconto, che rende il senso della felicità di un tempo passato».
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        Miglior Attrice - Cristina Boncompagni (Italia), con la motivazione: «Sensibile essenzialità, naturalezza ed immediatezza espressiva dell’interpretazione drammatica del recupero di una relazione di amicizia e solidarietà».
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        Miglior Attore – Jacob Casselden (Inghilterra), con la motivazione: «Ha saputo combinare in maniera mirabile talento e genuinità, con ciò fornendo un contributo determinante all’emozionalità del film».
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        Premio speciale del Pubblico – The Jam (Germania): Ha ottenuto 91 voti da parte del pubblico.
 
 Il primo Festival internazionale “del Cinema e Video del Sordo” organizzato in italia, si è poi chiuso definitivamente con una “cena di gala” in un caratteristico locale prettamente “milanese”.
Da parte mia, che non mi considero un tecnico delle riprese, ma solo un amante delle storie acqua e sapone di casa nostra, posso dire di essere stato affascinato dalla spontaneità forse dilettantistica nel campo cinematografico, ma che mi è parsa più attraente per l’aspetto naturale e condivisibile della vicenda di quel meccanico un po’ strambo che s’innamora – finalmente! – di una donna vera, nel patetico film di “Qualcosa è cambiato”. Ma come dicevo... io sono un uomo, non un tecnico come gli inglesi e i tedeschi...

Fonte: ENS Milano